venerdì 17 dicembre 2010

DI NOTTE NON RUSSO, BRUXO!

Ogni epoca porta con sé nuove patologie, che diventano quasi 'di moda'.


Una ipocondriaca come la sottoscritta (vi consiglio caldamente 'Io sono ipocondriaco' di Dennis Dicaludio, libretto fantastico che analizza oltre cinquanta fra le più terribili e sconosciute malattie corredate da sintomi spesso sottovalutati, dalla progeria, all'idrofobia, all'insonnia fatale), non poteva restare indifferente a una delle piaghe d'Egitto che affligge la nostra società: il fenomeno del BRUXISMO.

Di questa nuova spada di Damocle fino a due anni fa non ne avevo mai sentito parlare, ma oggi, ahimè, mi rendo conto di venire sovente esclusa dalle conversazioni tra amici perché non ho un bite personalizzato. Non mi sentivo così discriminata dall'età di 10 anni, quando mia madre non voleva comprarmi la Barbie Fior di Pesco.

Vi riporto da Wikipedia:

“Dicesi bruxismo, da 'brùko', il digrignamento dei denti dovuto alla contrazione della muscolatura masticatoria, soprattutto durante il sonno. Generalmente viene considerato come una parafunzione, ovvero un movimento non finalizzato a uno scopo (vorrei ben sperare!).
Al momento non esiste una terapia specifica per questa condizione ma vengono utilizzati degli opportuni dispositivi, detti bite, (ecchallà!) che possono essere duri o morbidi a seconda delle necessità, che proteggono di notte i denti dall'erosione”.

Il processo di emarginazione nei miei confronti ha subito un'ulteriore impennata quando ho appreso, mio malgrado, che l'argomento principe delle serate non era più il DR House ma il DR Brux, bite automodellante che “puoi scegliere nel colore che più ti piace”.

Il particolare che m'inquieta, è che su internet si legge che chi soffre di bruxismo nella maggior parte dei casi cela “un'aggressività trattenuta e accumulata da tempo, con fantasie di attacco e/o vendetta”.

Pivella a me, che finalmente mi ero decisa a chiedere a Babbo Natale un iPhone 3 o 4, visto che l'imperdonabile mancanza mi aveva già destinata al cerchio dantesco dei 'Virtuosi non battezzati'.

Non sia mai mai che questa nuova razza di bruxisti dai denti erosi e aguzzi sfoghi l'ira funesta su di me. A questo punto, meglio infilarsi lemme lemme nel cerchio degli ignavi...

Per fortuna sono ancora in tempo per una rettifica:

“Caro Babbo Natale, a malincuore ti chiedo di tenerti pure il mio iPhone nuovo di zecca, e di farmi trovare sotto l'albero, se ti è possibile, uno di quei DR. Brux, magari nei colori della bandiera d'Italia. Ti ringrazio per la tua disponibilità e pazienza,
Serena”.

giovedì 15 luglio 2010

TOCCATA...E FUGA!

Oggi a pranzo con l'Alice si parlava - caso più unico che raro - di uomini.

In fin dei conti, è un attimo passare dai commenti sulle mezze maniche alla salsiccia marchigiana a quelli sulle ...mezze cartucce.

Eh, sì, perchè, noi donne siamo giunte a una conclusione: la maggior parte degli uomini non sa toccare. Non sa usare le mani e soprattutto… le dita.

E’ un tantino imbarazzante affrontare questo argomento così delicato (ghigliottina a chi segnala il post a mia madre), ma, mi chiedo: possibile che tra tanti corsi farlocchi del tipo ‘come diventare un asso del poker on line’ o ‘come prepararsi per il viaggio al Polo Nord in cerca dell’oca delle nevi’, o ‘come fare al tuo bonsai il taglio di Valentino Rossi’, nessuno, ma dico, nessuno abbia pensato di tenere un corso base su ‘come toccare una donna con mani di velluto e non di ghisa?’.

Uomini. Concentratevi e fatevi un esame di coscienza. Siate sinceri. Quante donne, nel momento dell’approccio ‘manuale’ si sono concesse per più di 5 minuti?

Quante volte invece vi hanno lanciato frasi ermetiche del tipo: “Ahhh, oddio, fantastico, ma ora baciami/scopami/cambiamo posizione/lascia fare a me & affini? Ecco, sappiate che l’ermetismo è presto svelato: mi siete un po’ scarsini nel ‘tocco’!

E pensare che ‘tocar’ in spagnolo significa suonare, far vibrare…Ecco, se la donna non emette nessun suono e l’unica vibrazione che sentite è quella del suo cellulare, è il momento di correre ai ripari.

Ragazzi, una regola: quando approcciate al nostro ‘punto caldo’, non potete farlo come se steste giocando a mora cinese. Lì dentro, sasso, forbici, rete…non funzionano. E non potete nemmeno pensare di essere la reincarnazione di Capitan Uncino.
O peggio, di Nightmare! E tagliatevi ‘ste unghie! (i chitarristi tengano il mignolo ben lontano, ndr).

Per farvi capire meglio come ci si sente, vi riporto quello che dicevo al mio ex fidanzato quando si lanciava maldestramente come un falco sulla preda: “XXX, non così! Mi fai venire in mente mia nonna mentre tirava fuori le uova dalla gallinaaa!”.

Ormai è un trauma: appena qualcuno non mi tocca nel modo giusto, penso subito a quei caldi pomeriggi passati in cortile con la nonna, alle povere galline tutte sudate che covavano. E alla nonna che cercava di aiutarle ficcando due dita… vabbè credo che il concetto sia chiaro.

Ecco, amici di sesso maschile, se volete veramente migliorare la qualità della vostra prestazione, provate a concentrarvi su questa piccola cosa: siate delicati, attenti, ascoltate il corpo di una donna e quello che vi comunica, non pensate solo a sgranchirvi le dita.

Con questo non voglio dire che anche le donne non abbiano bisogno di corsi intensivi, soprattutto di sesso orale: mi è stato riferito di certi… pompini (si può dire?) a cocorito (testa su e giù in automatismo) e a criceto (manine che non si staccano un attimo) che effettivamente vanno un po’ rivisti. Ma di questo magari parlerò un’altra volta.

Potrei dilungarmi in altri utili suggerimenti, ma per ora volevo lanciare solo un sassolino (fermi con la mora cinese!).

Allora...Un saluto speciale a tutti quelli che sanno toccare una donna, che, purtroppo, per ora si contano sulla punta delle …dita.

sabato 19 giugno 2010

Weeeee are the champioons...

La situazione mi sta sfuggendo di mano: lo ammetto, ho una DIPENDENZA.
A dirla tutta, non mi sarei mai accorta di avere un 'problema' se la mia coinquilina Alessandra non me l'avesse fatto notare con un certo imbarazzo dopo avermi sentita parlare da sola nel salotto.
Oh, sia chiaro, non è che sono impazzita.
Non ero proprio sola. Stavo...diciamo...parlando ad alta voce...con i miei...campioncini.

Da dove comincio? Tutto è iniziato un po' per caso, un po' per necessità. Da pochi anni a questa parte, le riviste femminili inseriscono nelle loro pagine campioncini di cremine meravigliose e fondotinta. Ovviamente, li ho sempre custoditi con cura e usati a tempo debito.
Il fatto è che col tempo ho cominciato a desiderarne sempre di più, ad accumularli, a sognarli la notte. Sogno di tuffarmi in una stanza con montagne di campioncini così come Zio Paperone si tuffava di testa tra le sue monete.

Ma in fin dei conti, come si fa a non amarli? Già il nome...campionicini...è così vincente!
Pensateci. Sono comodissimi in caso di brevi viaggi, le mini-dosi fanno risparmiare un sacco di spazio. E poi, non ci si annoia mai con la stessa crema, o lo stesso bagnoschiuma. Profumi e consistenze sempre nuove.

Essere campioncini-dipendente è un lavoro. Mi sono organizzata così.
Fonte primaria: il mio pusher G.Tarantino, altrimenti detto il farmacista di Ripa di Porta Ticinese. Pivelli che siete, scommetto che non sapete che quasi tutti i farmacisti hanno nel retro bottega VALANGHE di bendiddio. L'adorato Tarantino ha una vera e propria Stanza dei Campioncini, alla quale, ahinoi, hanno accesso pochi eletti.
Ho affinato una tecnica infallibile. Entro in farmacia con boccuccia corrucciata, dico che sono un po' triste, che gli uomini non mi capiscono e che avrei proprio bisogno di coccolarmi un po'. A quel punto Tarantino mi indica col ditino la porticina magica. Non me lo faccio dire due volte. Mi ci fiondo come Dan Harrow sul cestino del cibo all'Isola dei Famosi. E riempio la borsa di tutto ciò che mi capita sottomano. Ho poco tempo, non voglio che pensi che sono avida. Per questo non posso scegliere.
A casa, poi, passo in rassegna la mercanzia. Raccatto una media di 50 campioncini a raid. A volte, a malincuore, sono costretta a cedere qualcosa. Per esigenze di spazio, ho dovuto liberarmi dei campioncini di dopobarba e di pasta per la dentiera. I sieri anti età da uomo sono in stand by.

All'inizio, tenevo i miei piccoli tesori in una borsina delle spesa Esselunga gialla, che mi trascinavo per casa come la coperta di Linus. Poi, siccome l'Alessandra mi dava della barbona, li ho messi tutti in un cesto di vimini bianco che ho posizionato ai piedi del letto, così, se fatico a prendere sonno, ci caccio la mano dentro e mi trastullo un po'.

A un certo punto la mia 'collezione' è cresciuta esponenzialmente, e così, quando Babbo Natale (sempre l'Alessandra) mi ha chiesto cosa volessi come regalo, ho pensato a una genialata: un mega contenitore a scomparti di Muji.
Ragazzi, mi è cambiata la vita. Ho catalogato tutti i campioncini suddividendoli per finalità. Ora mi basta aprire i cassetti per scegliermi al volo il contorno occhi o la crema viso più adatta a seconda del tempo.
Certo, la situazione non è risolta al 100%. Purtroppo a volte le aziende mi fanno dei campioncini ibridi, e lì è un casino perchè non so dove inserirli. Sono stata costretta a creare una categoria di 'mixed' che non mi dà soddisfazione. Ma tant'è.

Ah, giusto, dimenticavo le fonti secondarie.
Le riviste, alla fine, con un campioncino solo mi aprono il chakra. Bisogna puntare sui negozi, sulle profumerie. Se non ho niente da acquistare, io entro comunque, e con piglio sicuro. Fingo di stupirmi davanti alle novità di prodotto come Laurenti quando vede Madre Natura. Nei casi più ostici abbozzo anche una mezza sindrome di Stendhal. Dopo essermi sorbita la pappardella della commessa, che a quel punto si convince di avere tra le mani una gallina da spennare, chiedo con nonchalance un paio di campioni prova perchè, siccome ho la pelle molto delicata, voglio essere sicura di prendere il prodotto giusto. A quel punto non può dirmi di no.
La parte più difficile è ostentare una certa indifferenza quando la poveretta mi mette tra le mani i campioncini.
Più volte ho rischiato di far saltare la copertura di 'donna tutta un pezzo' per un improvviso rigolo di bava alla vista di un siero rimpolpante Dior o di un Estee Lauder Advanced Night Repair in formato mini. Con l'esperienza ho imparato a controllarmi e ad aspettare di aver girato l'angolo della strada per fare la òla da sola.

Ho dimenticato qualcosa? Ah, sì. Se digitate su google 'campioncini' gratis o omaggio, vi vengono segnalati i siti di aziende magnanime che ve ne inviano alcuni. Ovviamente, in preda a un raptus ho scritto a tutte senza distinzioni fornendo l'indirizzo di casa dei miei. Ogni tanto arriva qualcosa, dal mangime per gli uccelli al Gourmet Diamant per gatti, dal carbone vegetale all'ananas brucia grassi. La settimana scorsa mi sono arrivati dei pannolini Tena da uomo per l'incontinenza.

Ultima spiaggia, un giorno in cui ero particolarmente a corto, ho lanciato un appello su Facebook: "Adoro i campioncini, mandatemeli!". Due o tre ragazzi hanno risposto all'accorata richiesta inviandomi molto carinamente delle buste-sorpresa piene di cremine.

Insomma, questo è tutto. Avrei molti altri aneddoti, ma mi sono già sputt...ehm, scoperta abbastanza. Farò una Part II parlando delll'incubo della scadenza, o della delusione del campioncino mezzo vuoto.
In fondo, al mondo ci sono dipendenze peggiori. Non fumo, ad esempio. Bevo quasi sempre moderatamente. So dire NO alla Nutella.
Se qualche volta parlo con i miei campoincini... non è così grave. No?

Vado a dormire. Ora che ci penso, qui a casa dei miei, non ho un contenitore per campioncini.
Va bene che ci sto poco, ma è una follia. Domani vado da Zara Home.

martedì 6 aprile 2010

UNA QUESTIONE DI... ETICHETTA


Sono una lavativa e me ne vergogno. Mi ero ripromessa di scrivere, ogni tanto, ma noto con orrore che l'ultimo post risale a dicembre 2009. Cilicio per me.
Per inaugurare l'anno nuovo, mi servirebbe un argomento bomba, interessante, intelligente.
E invece no.

DEVO assolutamente parlare di biancheria intima. Il mio cervello mi trasmette solo questo input.
Ci ho riflettuto un po', dopo un post che avevo pubblicato su Facebook.
Bisogna fare qualcosa. Brevettare una soluzione. Trovare rimedio a questa piaga dell'umanità.
Il problema è uno solo: l'ETICHETTA sui reggiseni e soprattutto, sugli slip (per intenderci, quella che dà indicazioni sul lavaggio).

Ogni volta che mi compro un completino nuovo, scatta l'incubo del taglio dell'etichetta, manco fosse un taglio del nastro che dà il via ai festeggiamenti.
Si tratta di un'operazione alquanto delicata e che dà quasi sempre risultati insoddisfacenti.

Occorrono:
- una forbicina per unghie (le forbici normali sono vivamente sconsigliate, finisci quasi sempre per bucare il tessuto e la mutanda è sputtanata)
- una mascherina da chirurgo (che, se vogliamo, non serve a nulla, ma ti fa entrare nella parte e ci sono buone probabilità che tu sia più precisa)
- occhiali da vista CON ZOOM

Ecco, ora...Silenzio, che se mi deconcentro è un casino. Con la forbicina seguo scrupolosamente il bordo dello slip, là dove la bestia infernale è stata cucita CON IL FILO DI FERRO. E' un'operazione rischiosissima, bastano... un attimo di distrazione, una mano troppo sicura e spavalda, o un brivido felino e la brasiliana è da buttare. (traduzione istantanea per uomini: brasiliana = modello di slip, non culo parlante proveniente dal Brasile).

Quand'anche il taglio mi venga decentemente, restano sempre dei filuzzi bianchi o un bordino microscopico che comunque mi sballano l'armonia dei cinque sensi. Non ce n'è.
E non mi venite a dire che ora alcuni modelli hanno l'etichetta con il tratteggio per facilitare il taglio... Certo che ce l'hanno, ma il bordino bianco malefico resta comunque. IO LO ODIO.

Insomma, che senso ha spendere fior di soldi per delle mutandine sexy, bellissime, trasparenti ma non troppo, MA ABBASTANZA PERCHE' SI VEDA IL CAZZO DI BIANCO DELL'ETICHETTA?

Dai, non si può guardare. Per non parlare, poi di quando esce dai pantaloni. Alla gogna! L'etichetta va tolta. Non ci piove. Anche perchè prude e fa venire l'eritema. Nella mia graduatoria, la metto al secondo posto nella top ten delle cose (animate e inanimate) assolutamente inutili. Al primo ci sono i piccioni. Al terzo, Berlusconi.

Che questo blog dia voce al mio accorato appello: non vogliamo più essere schiave di un'etichetta.

Tanto, alla fine, le mutande le laviamo tutte allo stesso modo. Scrivete tutto su una bella etichetta di carta, che così, quando la buttiamo, la mettiamo pure nel bidone del riciclo.

Vi prego di diffondere questo mio messaggio.

Serena, che non vuol essere etichettata.

giovedì 12 novembre 2009

VOGLIO UNA VITA...SPERICOLATA!


Oggi pesco nel mucchio una tipica giornata alla Serena Roberti. Non è un'eccezione. E' la norma. Ne descriverò una a caso.

Ore 8: suona la sveglia. Non la mia, quella di Alessandra che, ovviamente, si alza prima di me, anche se andiamo a lavorare nello stesso posto.
E comincia il mio strazio: "Ancora cinque minuti...Due minuti e mi alzo...".
Se sono proprio disperata chiamo al telefono il motivatore di turno che mi convinca a uscire dal mio caldo guscio.
Non sempre mi va bene, a volte becco qualche sòla.
Ad esempio, stamattina ho chiamato il mio amico Giorgio de Roma, di professione attore, che stava dormendo.
Dopo aver esordito con un "Ahò, ma tté sei completamente fulminata!", ha tentato di convincermi a rimanere nel letto, quello scansafatiche!
A volte, invece, mi può capitare un'incitamento alla sergente Hartman: "Tuttifuorigiùdallettocheilmondonontiaspettaaaa!". (diritti appartenenti alla madre di Klaus, anche se la citazione non credo sia precisissima, ndr).

Corro in redazione mentre mangio una brioches presa al volo, e ingoiata a secco. Arrivo SEMPRE trafelata, controllo le mail e l'agenda del giorno.

Ecco, l'altro giorno, ad esempio, il programma è stato il seguente:

- Ore 11: Open day di prodotti vari. La gentile signora mi ha ficcato sotto un macchinario per un trattamento alla luce pulsata che prometteva un ringiovanimento immediato. Risultato: faccia rossa e piastrata, lucida come la testa del mio boss (pelato).

Ore 12: in ritardissimo causa luce pulsata, corro dall'ALTRA PARTE DI MILANO per fare il corso di economia domestica sponsorizzato Scottex. Entro a incontro già iniziato e mi piazzo in un posticino defilatissimo, ancora rossa come un peperone abbrustolito.
Non essendo, uhm... quella che si definisce esattamente 'una donna di casa', ho cercato di darmi un tono prendendo appunti sulla Smemo (sì, lo so, la Smemo è da liceo ma me l'ha regalata il mio amico Nico Colonna!).

A un certo punto il Presidente dell'Associazione Casalinghi d'Italia chiede a tutte le invasatissime casalinghe presenti di dare il loro contributo con un consiglio 'fai da te' per la casa.
Ed ecco che si scatena una sfida da far rabbrividire 'Amici' della De Filippi. Tutte con suggerimenti argutissimi: "Prendere il bicarbonato, miscelarlo con l'acqua, si otterrà una pastella con cui si pulisce ogni superfcie" (anche il culetto dei bambini, aggiungerei).
E poi la vecchietta col suo 'CAVALLO DI BATTAGLIA' (sempre per restare in tema Amici): "prendere un'arancia, tagliarla in due, inserirvi dei chiodi di garofano e metterla nell'armadio come ottimo rimedio contro le tarme".
Putroppo arriva anche il mio di turno, nonstante abbia cercato inutilmente di prendere la forma del vaso ad anfora davanti a me. I pensieri mi annebbiano il cervello, il respiro si fa affannoso, la mente VUOTA cerca disperatamente un appiglio. Trovatooo! Con un filo di voce azzardo: "M-mm-mettere la salvia sul...davanzale tiene lontane le...zanzare".
SILENZIO TOMBALE.

Dal fondo una vocina stridula: "Ma sono i gerani!".
Ma questa farsi i cazzi sua no, eh?

Ore 15: rientro in redazione e mi metto a criceto testa bassa a scrivere i pezzi sulle entusiasmanti esperienze della giornata, pezzi nei quali non posso inserire commenti personali ma solo asettiche informazioni ed esclusive sulle strategie di comunicazione. Marketing, insomma.
Scena tipica: con una mano scrivo, con l'altra tengo la cornetta del telefono, con la bocca dico cosa fare alla mia collega, coi piedi scrivo un altro pezzo e con la testa do capocciate al muro.

Ore 17: Quando gli occhi sono ormai ridotti a fessura (le colleghe mi chiamano MISTER MAGOO) scattano i 5 minuti di pausa thè-caffè alla rognosissima macchinetta al piano di sotto. Se c'è un flirt di turno, scatta anche una telefonata nel mezzo del cammin della giornata per pisciare un po' sul territorio (o più spesso, per litigare).

Quando risalgo in redazione, do un'arata alla mia fattoria su Farmville, che sennò mi si marcisce il raccolto (avendo il pollice nero, è l'unica green activity che riesco a seguire), rispondo a qualche fan scatenato su FB o a qualche vecchio o nuovo inciucio, a qualche mail di lavoro, e via, di nuovo a testa bassa a cricetare articoli.

Ore 18.45: Puntualmente, arriva la chiamata di SS (il grande capo) nella quale mi comunica che quella sera c'è un evento importantissimo, a cui non posso mancare, che devo fare interviste e magari ci piazziamo anche una bella intervista video.
Guardo la mia camicia a quadretti da boscaiola, i miei capelli scompigliati, le gote rosse da Heidi e mi maledico per non essermi lavata almeno i capelli il giorno prima.
Inutile dire che i miei impegni presi in precedenza saltano a Olio Cuore.

Ore 19: infilo il casco e salto con telecamera in spalla sulla motoretta della Mari e insieme andiamo all'evento, mentre entrambe ci lamentiamo di NON ESSERCI LAVATE I CAPELLI.
Dovete capire che sentirsi i capelli puliti è veramente essenziale perchè da lì dipende tutto il benessere della persona, il successo della serata. Il capello pulito ti dà sicurezza, il capello sporco ti fa sentire una pezzente. Sempre. Anche con una Chloè al braccio. Ecco. Due pezzenti sullo scooter.

Ore 21: l'evento non è ancora iniziato. Ovviamente, tutti gli invitati sono tirati a lucido come l'argenteria di mia nonna Iole. Solo io e Mari siamo 'just two lost souls swimming in a fish bowl'. Coi capelli sporchi, tra l'altro.

Riusciamo a fare le interviste, ma la festa non ce la godiamo. Speriamo almeno in un piccolo gadget, ma sono finiti, arraffati dalla banda della tartina (scriverò un post anche su questo gruppo organizzato a piramide di imbucati che puntualmente si presentano agli eventi). Qualche ragazzo carino, se siamo fortunate, c'è, ma siamo costrette a nasconderci... mica vogliamo essere ricordate come 'le due coi capelli sporchi'.

Si torna a casa, e come al solito, la nostra vita privata...la rimandiamo a domani.
E la domanda che ci perseguita è una e una soltanto: "Quando caz.. mi lavo i capelli?".

giovedì 29 ottobre 2009

EXere o non Exere...questo è il problema!

Dopo mesi di latitanza in cui, 'to sum up', sono stata all'Isola d'Elba con 5 donne (e 1 solo bagno in casa) e sono tornata a Milano per farmi risucchiare dal lavoro 'matto e disperatissimo' che mi ingobbisce più del Leopardi, mi appresto a riprendere le redini di questa mia paginetta web originariamente aperta su consiglio del dottor S.

Bene, dal dottor S. non ci sono più andata (metti in nota nella lista dei 'to do' con priorità > alta).

Allora, dicevo...riprendo in mano la 'situation' (e questo è un termine che mi ha inculcato Olen, violinista eccezionale...chissà se mai leggerà questo blog), ovviamente perchè mi serve una valvola di sfogo e visto che 'sta roba non la legge quasi nessuno se non gli amici più cari, mi accingo a intavolare un bel pippone paranoico su una questione da cui sono ASSILLATA.

Il problema è uno e trino: io, lui e la EX.

E' possibile che ogni volta, ma dico ogni volta che inizio a uscire con un ragazzo, dopo al massimo 10 giorni mi piombi dritto sul collo il falco della Gargamella in questione?

E mi va sempre e comunque male.
Casistica:

- Lui mi dice di non essere fidanzato e poi scopro che...CONVIVE! (eh, beh, certo, ho sbagliato io, gli dovevo chiedere espressamente se conviveva, non se era fidanzato...)

- Lui mi dice che praticamente con la sua ragazza non ci sta più, che è questione di giorni, ma che deve andarci cauto perchè altrimenti lei si butta sotto un treno (e mentre aspetto alla stazione che passi il MIO treno, rischio di entrare in menopausa)

- E qui entrano in gioco le vere ex, non le presunte. Lui mi dice che si sono lasciati da poco, che lei è una stronza, e che io gli piaccio taaaanto (ma proprio taaanto). Certo, vuole vivere la storia un po' alla giornata, questo è comprensibile, ma è assolutamente aperto all'amore.
Dopo 20 giorni mi dice: "Non sono pronto per una storia, non sono pronto per uscire con te, sono ancora innamorato della mia ex".
...Ma non era quella stronza egoista....quella che non faceva proprio per te, e finalmente l'avevi capito e stavi bene ed eri contento (con me, che sono "simpatica, piacevole, bella, intelligente...bla bla bla...")?

L'aspetto più beffardo di tutte queste storie è che poi quasi tutti si pentono e tornano sui loro passi, ma per me è troppo tardi. Ormai non li voglio più.

Io la parola EX non la posso più sentire. Mi fa venire la psoriasi, la pellagra, la sifilide. Mi scatta un tentennamento autistico-isolante e mi rinchiudo nel mio mondo fatato popolato solo di elfi eununchi.

Anche quando vedo la parola 'EXIT' già mi innervosisco. Non esco. Per ripicca. Mi devono portar fuori di peso.

L'altra sera, cercando invano una strada illuminante, ho noleggiato con la compare Alessandra il film 'La verità è che non gli piaci abbastanza', vivamente consigliatomi dalle mie colleghe tutte felicemente fidanzate. Ho comprato anche il libro, per essere sicura di non perdermi una virgola.

Devo dire che la prima parte del film mi ha galvanizzata. "Io posso trovare di meglio. Non perderò altro tempo con te!", stava per diventare il mio motto a pugno chiuso. A ripeterlo, sembra quasi un comandamento. Ero già in procinto di organizzare una corteo (pacifico) nel centro di Milano di donne perseguitate dal fantasma delle ex.

Ma, disgraziatamente, nella seconda parte, il film mi è scivolato verso uno scandaloso happy ending ricordando a tutte le donne che esistono le eccezioni, un po' come dice l'amica di Julia Roberts in quel pilastro di romanticismo che è 'Pretty Woman'..."Quella gran culo di Cenerentola!".

Il risultato? Tutto vanificato. Nullo. Perchè io penserò sempre di essere un'eccezione. So che mi capiterà qualcosa di bello e imprevedibile. Continuerò a vivere, soffrire, amare, sperare.

E sapete che vi dico? Avevo già programmato una serata divano-copertina di Linus-cioccolato Lindt-dvd, ma quasi quasi...Exco! Non si sa mai... ;)

domenica 6 settembre 2009

I LOVE CITAZIONI

Adoro le citazioni nei libri. Ho sempre pensato che avrei voluto scrivere un libro anche solo per poterlo farcire di tutte le mie citazioni preferite. Ovviamente, non è una gran buona idea. A quel punto potrei scrivere direttamente un libro di citazioni, ma non c'è gusto.

Quando ci imbattiamo in una citazione prima di addentrarci nella lettura di un libro, il nostro stato d'animo già si predispone e ci chiediamo perchè l'autore abbia scelto proprio quelle parole. O almeno, per me è così. Ci penso e ci ripenso. A volte il senso è lampante. Altre, invece, non trovo nessun legame col testo e con la tematica e allora penso... ecco un altro come me che non vedeva l'ora di ficcarci una citazione. Un testo di una canzone, il dialogo di un film...una poesia...

Ecco, se dovessi scrivere un libro oggi, proprio oggi, ci scriverei:

- "L'uomo non può scoprire nuovi oceani se non ha il coraggio di perdere di vista la riva". A.Gide

- "We learned more from a three minute record than we ever learned in school...". B. Springsteen

- E poi, un pezzo che ho adorato da ragazzina quando ho letto Stand by me. Non me ne sono mai dimenticata, mi ha colpita al cuore.

"Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poichè le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto. Come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via e potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Quando il segreto rimane chiuso dentro non è per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare".

Ecco, già che ci sono, dedico un pensierino anche a River Phoenix, il primo attore che da ragazzina mi ha fatto battere il cuore e che è stato uno dei protagonisti di Stand by me. Quand'è morto, per mesi non ho mangiato carne, perchè lui era vegetariano. Così, per fare un post fioretto. Sofferenze adolescenziali. Intensissime.

Ricordo perfettamente anche quando ho ceduto ai piaceri della carne. In un bar di Desenzano....era un panino alla pancetta...buonissimo. Panta rei.